Il Diavolo è il quindicesimo arcano, il primo del terzo settenario. Come sempre, ricordiamo che si parla della stessa figura iniziale, il Mago, che dopo una partenza che mostrava il suo potenziale e un’altra, quella moderatrice della Giustizia, approda al viaggio più difficile ma indispensabile: quello nel profondo, verso la conoscenza della propria parte distruttiva, i demoni interiori e le forze che non possono essere imbrigliate per adattarsi alle richieste del mondo. Ogni parte della natura umana deve ricevere uno spazio nel quale muoversi, altrimenti si ribellerà con violenza.
Questo Arcano è molto temuto, ma può avere anche dei risvolti positivi; intanto togliamoci il pensiero, perché questa carta porta con sé un’interpretazione che va utilizzata con cautela. A volte – ma solo se le circostanze sono credibili – indica che la persona per la quale si fanno le carte o un’altra della quale dobbiamo avere informazioni è stata colpita da un attacco magico. Se questa Lama viene convalidata da alcune accoppiate (a seconda di che schema di lettura si esegue) è l’unico vero indizio di un intervento di potenze sovrannaturali e che queste sono molto negative.
Può però anche mostrare che qualcuno ha tentato di evocare forze caotiche, ma che l’operazione non è riuscita o si è direttamente caduti nelle mani di un sedicente “mago” che è solo un truffatore. Più banalmente, e quindi probabilmente, parliamo invece di situazioni compromesse, di forti liti o di ladri o criminali di vario genere. Gli arcani maggiori hanno un’espressività molto marcata, per cui anche il collega che trama col capo per estromettere il consultante da un lavoro può essere caratterizzato dal Diavolo.
Il personaggio per come è rappresentato nella maggior parte dei mazzi contiene i quattro elementi alchemici: le zampe sono confitte nella Terra, sui fianchi ci sono scaglie da essere d’Acqua, le ali indicano l’Aria e la testa rossa è incorniciata dalle fiamme del Fuoco. Questa sua completezza lo rivela come il nemico universale, colui che ha lo stesso potere delle forze creative.
Nei Tarocchi di Marsiglia possiamo notare come la figura abbia caratteristiche sia maschili che femminili e come sollevi una mano nella stessa posa del Bagatto, ma è la destra invece della sinistra; la sua pelle azzurrina lo indentifica come non umano (è il colore dell’incarnato del Dio della Morte, Shiva, nell’induismo). Questo lo rende una parodia di un angelo, comprese le ali di pipistrello e vari occhi distribuiti sul corpo. Infine la lingua estratta è corrispondente all’iconografia di Baphomet, il Diavolo in persona dell’alchimia dei Templari: difatti sulle sue braccia c’è scritto: solve e coagula. Due figure sono incatenate ai suoi piedi, una donna e un uomo, questo per indicare schiavitù fisica e mentale a qualcuno, ad una sostanza, ad un vizio.
Quando si estrae questo tarocco è fondamentale valutare tutte le carte uscite come un insieme: può parlare di fortissima attrazione sessuale, di ribellione per una causa che può essere giusta, come il pericolo di un agguato, un furto, una violenza.
Se la Lama esce capovolta non perde molto del proprio valore: semplicemente è meno pericolosa come espressione di aggressione, perché parla di menti criminali e non sempre di fatti, o deviazioni, tendenza al tradimento, carattere irascibile e mancanza di scrupoli. Se esce unita ad un arcano minore che rappresenta un vostro rivale è lui ad essere sconfitto.
Il segno zodiacale appartenente al tarocco è il Sagittario. Questo segno è molto bonario in generale, ma ha un risvolto legato alla violenza, all’ubriachezza e al sangue. L’accostamento conferma che questo tarocco ha la possibilità di essere utile, anche se a fini egoistici o truffaldini a vantaggio del consultante. Inoltre conferma l’infedeltà fisica.
La lettera Kabbalistica del tarocco è Samech: la sua forma chiusa divide il creatore dalle creature, che si percepiscono separate anche quando questo non corrisponde alla realtà. Indica la necessità di conoscere i nostri limiti, di accettare le perdite per poter ricevere nuovi doni laddove si crea un vuoto, senza aggrapparci alle vecchie risorse per paura e sfiducia nella sorte.







